Il tradito potrà anche essere un ingenuo, ma il traditore rimarrà sempre un infame!

martedì 20 giugno 2017

“I missini non devono andare a Casablanca per camuffarsi.”
(24-11-1992)


Giù il sipario
“Dopo l’abbandono di Anderson, Almirante aveva affidato il Fronte ad un reggente, Franco Petronio, un deputato cinquantenne, con il compito di vigilare sull’attività dell’organizzazione, in attesa di un chiarimento sull’assetto di vertice. Quando l’Assemblea, composta sulla carta da una maggioranza almirantiana e da una consistente minoranza rautiana si riunisce, domenica 5 giugno all’hotel Universo di Roma, Fini e Tarchi di contendono la leadership. È’ un duello drammatico
Rauti sconsiglia al suo pupillo di arrivare alla conta finale. Non vuole lo scontro. E invece Tarchi fa di testa sua. Rauti risponde con un colpo basso: vieta, ad una trentina di suoi seguaci, di votare all’Assemblea. Nonostante lo sgambetto del maestro, per Tarchi è un trionfo: 49 voti su 99 votanti. Il secondo, con 44 voti è Biagio Cacciola, terza Stefania Paternò di Padova (38 voti), ex equo con Duccio Caparvi, il candidato di Romualdi. Fini, il primo degli almirantiani, è solo quinto, con 33 voti. Dopo di lui ci sono Fabio Fatuzzo di Catania (31 voti) e Claudio Virzì di Palermo (27 voti), unico superstite della corrente di Anderson.
Uno smacco clamoroso per Almirante e Fini. Il Secolo, in un resoconto firmato da Mauro Mazza, oggi cronista politico del TG1 dà la notizia della votazione, e riporta l’elenco degli eletti, ma non i voti ricevuti da ciascuno. La graduatoria sarà pubblicata solo qualche tempo dopo da una rivista francese Cahiers europeens, organo di una corrente nazionalrivoluzionaria dl Front National
Sudatissimo, ma terreo, giacca grigio chiara e cravatta, nonostante il caldo torrido, Fini appare sconvolto. Mentre i delegati sciamano verso l’uscita, si avvicina al rivale in jeans e Lacoste verde, e si congratula con lui: “Ti sei preso una bella gatta da pelare” gli sibila nell’orecchio.
Tarchi si schernisce: “Figurarsi, tu sai bene che Almirante è con te….” Gianfranco è troppo abbattuto: “No, guarda, vista la figura, non accetterei mai”
Invece, due giorni dopo fa dietrofront. Accetta e diventa segretario del Fronte, carica che conserverà per dieci anni, trampolino di lancio della sua carriera politica
La scena dell’investitura è raggelante. Convocati d’autorità, si presentano nello studio di Almirante, a palazzo Del Drago, al numero 22 di via Quattro Fontane a Roma, solo quattro dei sette eletti dall’Assemblea. Tra loro Fini e Tarchi. Almirante li squadra con disprezzo, a nessuno porge la mano. “Avete osato sfidare l’autorità del vostro segretario” tuona.
Solo Cacciola tenta una replica. Almirante lo fulmina: “Silenzio ! Non avete diritto di parola. Sceglierò io chi avevo già scelto” cioè Fini. A Tarchi dà il contentino della vicesegreteria.
Commenta oggi Fini: “Era convinto di scegliere il meno peggio”

(Locatelli/Martini, “Duce addio, la biografia di Gianfranco Fini”, Milano 1994)

FINI E I CAMERATI........


 14 DICEMBRE 1987
A Sorrento si chiude, dopo tre giorni di dibattito, il XV congresso del Movimento sociale italiano: Gianfranco Fini succede ad  Almirante nella carica di segretario. fu “l'inizio della fine” 




QUELLO CHE  IN POLITICA 
 DICEVA DI ESSERE DIVERSO
SI E' SCOPERTO UGUALE, 
TROPPO UGUALE AGLI ALTRI.

RICORDO DI ALMIRANTE
(di Gianfranco Fini)

IL CAMMINO CONTINUA

E’ morto un grande italiano. Un italiano di quella Italia che ha dato al mondo Dante, il “suo” Dante, Macchiavelli, San Benedetto, che ha dato i filosofi più profondi, i legislatori più sapienti, i capitani più ardimentosi, gli esploratori più intraprendenti, i santi più universali.; un italiano di di quella Italia che ha percorso il mondo, che lo ha incivilito, che ne ha sterrato le pietre aridi facendole diventare giardini fecondi, che ha versato il suo sudore e il suo sangue a Nord, a Sud a Est e a Ovest, nelle Americhe e in Russia, in Africa e in Australia non meno che in Europa, che ha navigato su tutti i mari, che ha gettato le ancore delle sue navi in tutti i porti; un italiano di quella Italia del lavoro operoso e dell’intelligenza acuta, della disciplina e del avventura, dei migranti e dei mercanti, dei contadini e degli artigiani, dei costruttori e degli scienziati, degli artisti e dei poeti; di quell’ Italia ghibellina e schietta che ha costruito la civiltà dei nostri Comuni, delle nostre contrade sassose e fiorite, che ha fabbricato villaggi e metropoli, che ha eretto le torri civiche accanto ai campanili solenni delle nostre mille e mille città, un italiano di quella Italia invasa, spezzettata, devastata, offesa, insultata, umiliata, calpestata dai barbari antichi e nuovi; di quella Italia dignitosa nella schiavitù, coraggiosa nella sfortuna, serena nelle avversità, clemente nella fortuna e misurata nella gloria; di questa Italia oppressa e ricattata che ci portiamo nella carne e nel sangue. Giorgio Almirante era il campione di questa Italia. Era un italiano coerente, tenace, pulito, coraggioso. E’ stato uno dei più grandi protagonisti della storia, non solo politica, di questa Italia che anche lui si ostinava a chiamare “adorabile”. L’ ha percorsa tutta come un apostolo instancabile dell’ idea che egli, con un pugno di coraggiosi, ha rialzato quando la sconfitta l’ aveva gettata a terra. Le ha parlato con quella parola ineguagliabile che era un donno di Dio, con quella voce dolcissima che mai potrò dimenticare. L ‘ha accarezzata con quei suoi occhi celesti e puliti che qui ancora ci guardano. L’ ha attraversata tutta, villaggio per villaggio, città per città, contrada per contrada, valle per valle, per 40 lunghissimi anni, con, in alto, altissima, LA BANDIERA PULITA E STUPENDA DELL’ ONORE E DELLA FEDELTA’ AL SUO FASCISMO, CHE OGGI E’ IL NOSTRO, fedeltà alle alle radici che sono le radici di un Popolo e non di una sua parte, che “sono” la Storia di questa gente meravigliosa che lui ha tanto amato anche quando la legge della fazione la scagliava contro questo partito suo e nostro. E’ morto un uomo che non può morire. Un uomo che ci HA CONSEGNATO QUELLA IDEA, QUELLA BANDIERA, QUELL’ ONORE E CHE IN QUESTO MOMENTO CI DICE DI DOVER ANDARE AVANTI. LO FAREMO, ALMIRANTE. TE LO GIURIAMO COL CUORE GONFIO DI DOLORE, ma con l’ animo colmo di fierezza per essere stati con te in tutti questi anni meravigliosi e terribili nei quali tu ci hai insegnato che le prove più difficili possono e debbono essere vinte.
Tu, Almirante, hai vinto la prova della persecuzione dei primi anni ’70 quando il regime voleva imbavagliarti. Hai vinto la prova del terrorismo che nell’ arco di tredici anni ha ucciso 20 tuoi e nostri ragazzi, dai fratelli Mattei a Ugo Venturini, da Carlo Falvella e Giuseppe Mazzola e Graziano Giralucci. Hai Vinto la prova della scissione di “palazzo” , quando i trenta danari della corruzione piegarono i vili. Tu, Almirante hai vinto tutto questo e ci hai consegnato un partito forte, orgoglioso e pulito.
E, forti, coraggiosi e puliti, come tu, col tuo esempio mirabile, ci hai insegnato ad essere, andremo avanti insieme con te. Perché tu, Almirante non ci lasci. Tu resti fra noi, alla nostra testa, in piedi, come sei sempre vissuto. Grazie per quello che ci hai consegnato. Grazie per quello che mi hai insegnato.

Da “Il Secolo d’ Italia” – 23 Maggio 1988


Lettera scritta dall' Avvocato Scaroni a Fini


“Avendo appreso dall’ultimo numero della nostra rivista l’importo del contributo di Euro 52,00 da te inviato all’Associazione Famiglie Caduti e Dispersi della RSI, a salvaguardia della memoria dei nostri gloriosi Caduti e a nome dei superstiti Combattenti della Repubblica Sociale provvedo a restituirti detta somma che, se accettata, suonerebbe offesa per i Soldati dell’Onore da te misconosciuti e condannati.” Allegato assegno bancario di 52 euro.

IL TRADITO PUO’ ESSERE UN INGENUO, 
MA IL TRADITORE E’ SEMPRE 
E COMUNQUE UN INFAME
(Benito Mussolini)






"Ho registrato la volontà collaborativa di molti camerati, giovani e meno giovani… Cercheremo di attualizzare il nostro sogno, dimostrando che nel fascismo ci sono elementi validissimi per la società italiana… Nessuno può concepire il fascismo come un inferno calato sull’Italia.”
(la Repubblica, 15-12-1987)

“…Il fascismo aveva intuito che l’uomo è al centro del divenire e non può essere assoggettato a logiche materialiste. Il fascismo aveva anche capito che Stato e Nazione non possono essere separati e che i problemi del mondo del lavoro non si risolvono con il capitalismo né con il comunismo. Sono ricette valide anche per l’Italia di oggi. Questo è il fascismo dell’anno 2000.
(18-12-1987)

“In Italia abbiamo uomini e miti che possono essere validi punti di riferimento per i giovani. Mussolini, ad esempio, e oggi Almirante.
(18-12-1987)

“Cari camerati… il MSI, l’intero MSI, rivendica fermissimamente il proprio diritto di esistere e di riferirsi al fascismo.”
(24-1-1988)

“Il fascismo ha ancora una validità, una spinta propulsiva, una proiezione futura. Il fascismo ha un avvenire perché è una concezione di vita, un progetto di Stato, un modello sociale. […] La crisi delle ideologie non tocca il fascismo, che anzi dimostra, in questi anni di pensiero debole, la grande forza delle sue intuizioni.”
(24-1-1988)

“Essere fascista oggi significa affermare il desiderio di dar vita a una politica che non sia quella che noi chiamiamo la ‘politica politicante’. […] Siamo gli unici di cui si può dire tutto tranne che facciamo politica per interesse: il ruolo del MSI è di rappresentare un altro modo di fare politica… Abbiamo una concezione di un nazionalismo memore del passato nazionale ma proiettato verso l’unità europea.”
(25-1-1988)

“Almirante è il simbolo di chi non tradisce. Lo è per la nostra comunità umana e politica, ma lo è anche per gli altri, per quelli che ci sono avversari e sanno che noi non siamo ‘pentiti’.”
(11-3-1988)

“Il fascismo del Duemila, di cui spesso ho parlato, non è esteriorità, è una concezione della vita, è un’organizzazione sociale diversa da quella capitalista e comunista, è una filosofia e una visione del mondo.”
(11-3-1988)

“Sono convinto che l’intuizione mussoliniana di una terza via alternativa al comunismo e al capitalismo sia ancora oggi attualissima… Il nostro compito è quello di attualizzare, in una società post-industriale alle soglie del Duemila, gli insegnamenti del fascismo, che con la Carta del Lavoro del 1926, l’Umanesimo del Lavoro di Gentile, e i 18 punti di Verona della RSI, ha lasciato un testamento spirituale dal contenuto profondamente sociale, dal quale non possiamo prescindere.”
(1-4-1988)
“In quarant’anni abbiamo dimostrato che si può fare politica non per interesse ma per fede, per amore del popolo italiano. A differenza di altri, non abbiamo pagine della nostra storia di cui vergognarci. Non abbiamo fotografie di famiglia da stracciare. Siamo perfettamente coerenti con le nostre radici ideali.”
(10-5-1988)
  
“Contrariamente ai comunisti, noi missini non abbiamo scheletri nell’armadio; non abbiamo esperienze storiche delle quali vergognarci; non abbiamo alcunchè da rinnegare.”
(10-5-1988)

“Noi abbiamo soltanto questa presunzione: di non rinnegare il passato e di coglierne gli aspetti positivi…Io non voglio tagliare le mie radici, non per calcoli politici, ma perché questa è l’essenza del MSI.”
(25-5-1988)

“Almirante e Romualdi ci hanno insegnato a non avere paura di avere coraggio. Coraggio politico e coraggio ideale. La loro vita è stata vissuta all’insegna di questo coraggio. Coraggio che era il gusto e la capacità di andare controcorrente credendo a valori che altri dileggiavano, che era la forza e il piacere supremo di essere coerenti con quei valori e di far vincere questa coerenza sull’altrui trasformismo… La loro battaglia è la nostra battaglia… Questo è un giuramento che rinnoviamo qui, in Europa, e al quale non verremo mai meno.”
(15-6-1988)

“La intima coesione del MSI ha origini profonde: origini che Almirante e Romualdi hanno in quarant’anni evidenziato, ma che superano le loro pur grandi personalità perché risalgono alle radici stesse del Fascismo.”
(17-7-1988)

“Penso spesso ad Almirante e alla consegna politica che mi diede a Sorrento: portare il MSI, il ‘Suo’ MSI, l’erede del Fascismo, verso il futuro. Dimostrare a tutti che la nostra è una grande idea capace di sopravvivere agli uomini e di reggere il confronto con l’inesorabile fluire del tempo.”
(30-12-1988)

“Ho fatto spesso il saluto fascista perché era un modo per ribadire la propria identità.”
(Europeo, 30-12-1988)

“L’unità economica europea raggiunta solo sotto le insegne del profitto, determinerebbe l’ulteriore soggezione dell’Europa verso gli Stati Uniti, patria ideale e adottiva di ogni capitalismo.”
(6-4-1989)

“Noi del MSI abbiamo, nei confronti del Fascismo, un’attenzione di tipo storico, perché non rinneghiamo il passato della nostra Nazione… Non ci consideriamo nella schiera di coloro che criminalizzano vent’anni di storia italiana, anzi, riteniamo che il Fascismo, storicamente inteso, non sia stata una delle pagine più vergognose della storia nazionale...”
(11-6-1989)

“Se venisse chiesto al MSI di cambiare nome direi di no, perché non c’è una sola pagina della nostra storia di cui noi ci si debba vergognare.”
(11-6-1989)

“Se la Destra viene ritenuta a priori esclusa [dal governo], è perché si addebita alla Destra, al Movimento Sociale, le colpe eventuali - ammesso che di colpe si tratti – del Fascismo e dei nostri Padri… Il MSI non ha alcuna smania di mettersi fuori dalla porta in attesa che qualcuno apra l’uscio e ci inviti al banchetto del potere.”
(11-6-1989)

“Credo ancora nel Fascismo, sì, ci credo. Soprattutto oggi, che anche il PCI si è arreso e trova idonea questa società, la scommessa [del fascismo] è ancora più valida.”
(19-8-1989)

“I nostri avversari sono scomparsi. A cominciare dai comunisti, che oramai si vergognano perfino di definirsi tali”
(17-10-1989)

“Non ritengo che il Movimento Sociale Italiano debba cambiare né il simbolo né tantomeno la sua storia, perché non ha nulla di cui doversi vergognare in questi quaranta anni… Il MSI deve semmai attualizzare il fascismo, non deve proporlo in termini nostalgici e da rigattiere della ideologia, poiché farebbe un pessimo servizio al fascismo e farebbe io credo anche un pessimo servizio a se stesso.”
(25-11-1989)

“Deve balzare evidente a tutti gli Italiani il nostro legittimo orgoglio di appartenere non già a un partito senza storia, bensì a un grande Movimento che rappresenta in tutta la sua continuità l’unica autentica rivoluzione, ancor oggi attuale, italiana ed europea del XX secolo.”
(18-12-1987)

“Non vi è similitudine tra la situazione del PCI e quella del MSI, anzi la situazione è esattamente opposta. Il PCI deve proseguire nel nuovo corso per non essere travolto dal fallimento delle sue certezze di ieri. Il MSI deve cogliere i frutti del fatto che le sue speranze di ieri stanno diventando realtà.”
(29-5-1990)

“Non è casuale, per chi come noi crede in un certo destino, in un certo ricorso della storia, e in una certa simbologia delle date oltre che degli avvenimenti, che il MSI si ritrovi qui a Bologna e in queste circostanze proprio oggi che è il 23 marzo, una data che appartiene alla nostra storia… Noi non ci siamo mai vergognati di essere ciò che siamo.”
(26-3-1991)

“L’ideologia del fascismo è attuale e viva, anche se non è più un modello realizzato. La definizione ideologica non può essere oggi ciò che nel partito ci unisce e che ci divide, perché nelle nostre radici, nel fascismo, ci riconosciamo tutti.”
(7-7-1991)

“Ho detto che il fascismo non è morto per rispondere a chi auspica la rifondazione del MSI, scimmiottando una volta di più la sinistra, in questo caso il PCI-PDS. Ho detto che il fascismo non è morto per sostenere che il processo di rifondazione è doveroso per chi, vergognandosi di quello che è stato fino a quel momento, si trasfigura: va a Casablanca, come ha fatto Occhetto, e cambia identità… Il MSI non ha questa esigenza.”
(Il Messaggero, 8-7-1991)

“Noi non dimentichiamo le nostre origini e la continuità ideale col fascismo.”
(9-7-1991)

“Ritengo che col termine Occidente vada intesa una categoria di valori cui il MSI, come del resto il fascismo, non può non riconoscersi.”
(10-7-1991)

“Il fascismo è parte integrante della storia di tutti gli italiani, e della radice ideale e politica – mai rinnegata – del MSI. Nessuno ha il diritto di ridicolizzarlo con scimmiottature.”
(12-7-1991)

“Il MSI non deve cambiare nome e simbolo. Cambiano nome e simbolo coloro che sono costretti a rinnovarsi per non dover dichiarare un fallimento generale di tipo strategico. Il comunismo è morto perché non è stato capace sostanzialmente di vincere la pace. Il fascismo non è morto ma ha perso la guerra ed è stato messo ai margini della politica nazionale. Sono due situazioni del tutto diverse...”
(13-7-1991)

“E’ di destra, da sempre, dire no alla partitocrazia, nata peraltro con il forcipe del CLN...”
(24-7-1991)

“Il MSI non chiede agli antifascisti di rinnegare le loro scelte di ieri – così come nessuno può avere la pretesa di chiedere a noi di farlo.”
(25-7-1991)

“Mai come in questo momento ci sentiamo orgogliosi del nostro passato, e lo dico soprattutto ai militanti coi capelli bianchi, a coloro che hanno fatto la guerra, ai reduci dei campi di concentramento, perché siamo usciti vincitori dallo scontro titanico di idee e di concezioni del mondo che ha insanguinato il XX secolo. Noi non ci sentiamo sconfitti ma vincitori...”
(1-8-1991)

“A cinquant’anni dalla sua caduta, il fascismo ha lasciato nostalgie e rimpianti, conquistandosi il rispetto degli storici.”
(24-9-1991)

“E’ assurdo paragonare l’esperienza del fascismo a quella del comunismo. Il primo è stato sconfitto dalle armi dopo aver garantito benessere sociale, il secondo è crollato dopo aver dato vita ad un periodo tragico di fame e miseria .”
(8-10-1991)

“E’ assurdo paragonare l’esperienza del fascismo a quella del comunismo. Il primo è stato sconfitto dalle armi dopo aver garantito benessere sociale, il secondo è crollato dopo aver dato vita ad un periodo tragico di fame e miseria .”
(8-10-1991)

“Affiora la necessità di sottolineare il nostro ruolo di opposizione e di alternativa globale al sistema.”
(27-10-1991)

“In Africa, sono rimpianti i coloni fascisti italiani e sono maledetti i coloni schiavisti inglesi. Anche su questo la storia ci sta dando ragione”
(5-11-1991)

“Molti dei cosiddetti guerrieri di Bossi si sono dimostrati soldatini con la spada di latta. Appena ne hanno avuto la possibilità, i leghisti hanno accettato i ghiotti posti negli enti locali offertigli dalla partitocrazia. Il sistema li comprerà uno a uno.”
(7-11-1991)

“Venti anni di fascismo hanno insegnato che una valutazione etica del concetto di nazione assicura anche una buona percentuale di giustizia sociale.”
(30-11-1991)

“Noi missini siamo gli unici nella invidiabile condizione di poter guardare in faccia tutti gli italiani, senza escludere nessuno e senza doversi vergognare di nulla. Non c’è una sola pagina della nostra storia di cui dobbiamo fare autocritica.”
(21-1-1992)

“Mussolini appartiene alla storia del popolo italiano e del mondo. Cossiga è, tra i tanti uomini politici del dopoguerra, il primo che ha capito la necessità di riconsacrare al popolo italiano tutta la sua storia.”
(la Repubblica, 22-1-1992)

“Non credo ai rituali. Ma non mi scandalizzo e non vedo motivi di scandalo se in un momento in cui tutti fanno a gara per annacquare la propria identità o si vergognano, c’è chi ne è orgoglioso… Noi non abbiamo mai rinnegato le nostre radici.”
(la Repubblica, 22-1-1992)

“Il pensiero e la figura di Mussolini sono un riferimento di carattere storico e per certi aspetti di carattere politico non soltanto indispensabile al MSI, ma necessario all’Italia per capire se stessa e riconciliarsi con la sua storia.”
(5-2-1992)

“Io conduco la politica più adatta ai miei tempi, ma resto fedele alle radici del MSI. E ci tengo a preservare il periodo di Mussolini.”
(Il Messaggero, 3-3-1992)

“Poveracci, quelli del PDS: sono andati a Casablanca per cambiare sesso.”
(Il Messaggero, 3-3-1992)

“Le celebrazioni del 28 ottobre le abbiamo sempre fatte.”
(21-3-1992)

“Questi partiti non vogliono prendere atto che la Costituzione nata dalla resistenza è fallita.”
(29-3-1992)

“Il segretario della DC, aggiungendo un ‘s’ al fascismo per attribuire una valenza negativa […], va ringraziato. Secondo lui, sfascismo è disgregazione. Esatto: ne consegue che il fascismo è costruzione.”
(31-3-1992)

“A certi vescovi ricordiamo anche i doveri di solidarietà verso il popolo italiano ancor prima che verso chiunque altro. La società multirazziale verso cui taluni anelano è un ibrido meticciato che scatena solo guerre tra poveri nel nostro Paese...”
(4-4-1992)

“Nella celebrazione del VII Congresso dell’Unione Combattenti della RSI, il MSI-DN si riconosce e, mio tramite, invia il saluto più affettuoso e cameratesco ai combattenti dell’onore, con gli auguri ai congressisti di un proficuo lavoro. Ribadisco il nostro impegno per una sollecita cancellazione delle assurde leggi discriminatorie che ancora oggi offendono la coscienza di tutti gli italiani e le norme del diritto. Viva l’Italia.”
(22-6-1992)

“La verità è che il fascismo ha una tradizione di onestà, correttezza e buongoverno.”
(30-9-1992)

“Mussolini è stato il più grande statista del secolo. E se vivesse oggi, garantirebbe la libertà agli italiani.”
(30-9-1992)

“L’identità ideologica del MSI si manifesta anche nei rituali. Ma il MSI fa politica e non si ferma ovviamente ai rituali. Mussolini sarà consegnato alla storia soltanto quando gli antifascisti avranno accettato di confrontarsi serenamente e senza pregiudizi con il suo pensiero e le sue opere. In quel momento non penso però che Mussolini sarà appeso ad una parete come un quadro. A lui, come a Cavour, Mazzini e Garibaldi, saranno intitolate piazze e monumenti.”
(Il Giornale 19-10-1992)

“[…] Ci si dovrà pure interrogare sul fascino che le nostre idee conservano tra le nuove generazioni a quasi cinquanta anni dalla caduta del fascismo. L’identità che il MSI orgogliosamente rivendica non è tesa a restaurare un regime, bensì a rilanciare valori che quel regime teneva ben presenti ed elevò alla massima dignità… e questo affermiamo nelle nostre manifestazioni […].”
(Lettera a la Repubblica 31-10-1992)

“I missini non devono andare a Casablanca per camuffarsi.”
(24-11-1992)

“Io combatto il gattopardismo con cui la maggior parte dei partiti italiani si è improvvisamente convertita al sistema elettorale maggioritario. Ed è proprio questa generale conversione che mi fa temere gli esiti peggiori di questo sistema: il trasformismo, la dipendenza del candidato dalle lobby e dal potere dei mass-media...”
(21-1-1993)

“Io combatto il gattopardismo con cui la maggior parte dei partiti italiani si è improvvisamente convertita al sistema elettorale maggioritario. Ed è proprio questa generale conversione che mi fa temere gli esiti peggiori di questo sistema: il trasformismo, la dipendenza del candidato dalle lobby e dal potere dei mass-media...”
(21-1-1993)

“Del vecchio PCI altro non è rimasto se non un PDS che assomiglia ad un cagnolino scodinzolante che abbaia, ora forte ora piano, davanti alla stanza dei bottoni, sperando che qualcuno apra la porta.”
(23-2-1993)

“[…] Con il maggioritario, le segreterie dei partiti manterrebbero intatto il proprio potere. In Parlamento, avremmo meno donne, meno giovani e anche meno operai. Sarebbe il trionfo dei mass-media, delle soubrettes, di tanti piccoli Sgarbi. E non parliamo della Sicilia, dove rafforzerebbe il condizionamento delle cosche: lì è proprio la proporzionale che tutela la minoranza antimafia.”
(9-3-1993)

“Nel futuro del MSI non c’è alcuna fusione con altre forze, nessun dissolvimento, nessuna perdita di identità politica. Noi non abbiamo fallimenti alle spalle che debbano indurci a operazioni simili a quelle attuate dal PDS o in preparazione nella DC.”
(29-4-1993)

“Alleanza Nazionale non è una ‘cosa’, ma un’area. Le ‘cose’ nascono per mascherare partiti impresentabili, e il MSI non ha certo bisogno di mimetizzarsi.”
(1-6-1993)

“La Lega Nord è una forza di regime.”
(13-7-1993)

“Tra i dati negativi di un sistema maggioritario acquista un peso preponderante l’utilizzo dei mezzi di informazione, che determina consenso e potere; avremo un Parlamento in cui saranno ancor più presenti i rappresentanti di logiche e interessi in alcuni casi lobbistici, ma anche, in alcune zone del Meridione, di natura criminale...”
(Italia Settimanale 1-9-1993)

“Meglio di questa Repubblica era la Monarchia, che almeno l’unità nazionale la garantiva.”
(1-10-1993)

“Noi abbiamo pensato ad Alleanza Nazionale per aggregare identità diverse. Sarebbe sbagliato però aspettarsi la chiusura dell’esperienza missina. Nessuno capirebbe le ragioni della chiusura di un partito che è un grande partito nazionale.”
(25-11-1993)

“In giro c’è un tasso di trasformismo disgustoso.”
(9-12-1993)

"Con Bossi io e Silvio non prenderemo più neanche un caffè."
(22-12-1994)

"Il fascismo fa parte del male assoluto."
(24-11-2003)

"Salò fu una pagina vergognosa."
(24-11-2003)

"Chi è democratico -è a pieno titolo anti-fascista e la destra deve riconoscersi nell’antifascismo-"
(13-09-2008)

“E' doveroso dire che non si può equiparare chi combattè per una causa giusta di uguaglianza e libertà e chi, fatta salva la buona fede stava dalla parte sbagliata."
(13-09-2008)

“(...) non ho mai ricevuto nemmeno un semplice avviso di garanzia. E se dovesse emergere con certezza che Tulliani è il proprietario e che la mia buona fede è stata tradita, non esiterei a lasciare la Presidenza della Camera...."
(26-09-2010)

"Doveroso commemorare quei 19 partigiani che il 14 Novembre 1944 alla Bolognina si opposero ai nazifascisti."


(Resto del Carlino 15-11-2010)





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